Zucca vuota, galleggia ma, non nuota

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INTERVISTA a GAIA APILONGO del 24 Marzo 2020


Apilongo: "L'istinto di un Leader".

Pubblicato il 24 Mar 2020  09:11

Quando all’alba dell’era del coronovirus decidemmo che non ci potevamo fermare, che sarebbe stato un arrendersi agli eventi, cercammo una maniera per rendere viva la nostra passione.

Il tempo dilatato e il silenzio di questi giorni ci ha riportavano a vedere tante foto. Non più immagini di una vittoria o una sconfitta, soltanto emozioni di persone. Che piangevano, ridevano, urlavano, gioivano, imprecavano. E abbiamo deciso di dare voce a loro, uomini e donne, atleti e atlete. Ai loro sacrifici, alle loro passioni, alla loro vita. Le nostre foto sono diventate musica, le loro parole arie per cantare la bellezza dello sport. Dove ogni cosa è conquistata, sudata, sofferta.
Gaia Apilongo, capitano della Kally NC Milano, ci ha emozionato con le sue parole. Parole semplici, dirette, franche. Da vero leader.

A due anni mia madre mi buttò in piscina per imparare a nuotare. Ma dopo un po' mi scocciai di vedere sempre quella linea blu. Avevo bisogno di qualcosa che mi desse un po' più di carica. Feci pallamano, pattinaggio artistico, di tutto e di più. Però il mio cuore era sempre lì, in piscina. Tornai per provare nuoto sincronizzato e pallanuoto. Con la prima andò bene. Ma non era cosa mia. La pallanuoto mi folgorò: contatti fisici, correre dietro ad un pallone, nuotando e lottando. Fu un colpo di fulmine, quello era il mio sport.

Sono partita da giovane dalla mia città, Pescara, per fare esperienze in tutta Italia. Tolentino, Firenze, Ortigia, due anni a Messina, per rientrare nel 2015. Avevo sentito il presidente e mi chiese se avessi voglia di tornare, se fossi interessata a giocare nel Pescara. Gli dissi che ci stavo pensando, volevo completare gli studi. E certo, se tornavo, venivo anche per giocare e risalire in A1. Restò esterrefatto. Non gli sembrava possibile, non pensava di avere una squadra per arrivare a tanto. Io le ragazze le conoscevo, le ho viste crescere, ero consapevole del loro percorso e del loro potenziale. E’ stato facile trasmettere un po' di esperienza che avevo sulle spalle. E loro mi hanno ridato grinta, voglia di lavorare, di sacrificarmi, di mettermi a disposizione della squadra. Vinsi la mia scommessa e riportammo il Pescara in A1.

Nel 2017, dopo un anno difficile di A1, mi chiamò la
Kally NC Milano. Non pensavo che dopo un anno opaco qualche squadra fosse interessata. La loro chiamata e, soprattutto, l’opportunità che mi davano di poter lavorare, mi convinsero. Lasciai di nuovo Pescara, la mia famiglia, il lavoro nel ristorante di mio padre, per intraprendere una nuova avventura. Nuova esperienza, nuove compagne. Ma questo non mi ha mai spaventato. Mi sono sempre adattata facilmente, il fatto di essere molto socievole mi ha aiutato tantissimo. Sono una testa dura, devo dire sempre la mia. Ma sono una persona onesta, che lavora duro. E ho trovato un ambiente dove queste cose sono molto apprezzate. A Milano sono stata subito bene.

Ho sempre avuto un carattere forte e il
ruolo di centroboa mi calza a pennello. Grandi sacrifici, grandi responsabilità, non perdere mai la testa, nonostante pugni, pizzichi, dolore, sofferenza. E forse la cosa bella è proprio questa. La sofferenza che porta a segnare un gol o prendere un’espulsione per la propria squadra. Proprio il centro dell’attenzione, il cuore dell’azione. Per fare il centroboa bisogna avere un carattere fortissimo. Ed essere testarda. Ci sono giornate in cui un pallone non entra. Ma mai perdere la fiducia, la grinta. Continuare sempre a provare. Solo le testa dure come me possono ricoprire un ruolo così.

Fare il capitano è quasi una conseguenza naturale. Bisogna essere un leader per ricoprire certi ruoli. Ma anche in questo si cresce, si migliora. La Gaia capitano dello scorso anno non è quella di quest’anno. Le parole di critica sono diventate di conforto. Soprattutto quando vedo ragazze in difficoltà. Ad esempio con le straniere cerco di metterle subito a loro agio. Scherzando sul mio inglese, un po' approssimativo, loro si mettono a ridere. E il loro sorriso è un avvicinarsi a me. Così quando vedo una ragazza un po' triste cerco il momento giusto per avvicinarla, per dirle una parola, per un piccolo gesto d’affetto. Anche
Leonardo Binchi, il nostro allenatore, sta facendo tanto per noi. E’ come un padre. Così come il presidente e il suo staff, con Federica Cordaro, ex capitano, che mi ha insegnato ed aiutato tanto nella mia crescita individuale.

Il mio sogno nel cassetto, come chiunque fa sport, è la nazionale. So di avere davanti a me giocatrici molto più forti, che ammiro tantissimo. Nella
Kally NC Milano, quest’anno, credevo veramente in una medaglia in Coppa Italia. Non è stato possibile. Siamo una squadra giovane e ho visto grandi miglioramenti. Puntavamo anche all’Europa, la volevo con tutte le mie forze, l’ho promesso a me stessa di riuscirci. E se non sarà quest’anno al prossimo metteremo ancora più determinazione. A livello personale, voglio che tutto quello che faccio sia senza rimpianti, dando sempre il 100%.

Il mio percorso nello sport è stato davvero una scuola di vita. L’essere andata presto via da casa, diventare autonoma, gestirmi, sono state tutte cose che mi hanno fatto crescere in fretta. Momenti belli ma anche brutti, in cui mi sbattevo la testa, magari litigavo con qualcuno. E stavo male. Ma poi, la sera, a letto, ci pensavo, ci ragionavo e capivo i miei errori. E da lì ripartivo, un po' più forte di prima. La pallanuoto mi ha formata tantissimo e anche oggi, a 27 anni, mi continua ad insegnare qualcosa di nuovo ogni giorno.

Filippo Sicali


Fonte
MFSport

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